La condotta “anomala” dell’investitore riduce la sua pretesa risarcitoria

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza 8 settembre 2023, n. 26195, si è pronunciata nuovamente in tema di colpa dell’investitore. I giudici di legittimità decidendo sulla domanda di risarcimento proposta dall’acquirente di un prodotto finanziario contraffatto nei confronti di un’impresa di assicurazione e del suo intermediario hanno ritenuto di dover analizzare anche il contegno assunto dall’investitore nella vicenda.

Nel caso di specie emergeva che per l’acquisto del prodotto l’investitore, che era già titolare di altri prodotti d’investimento, aveva effettuato plurimi versamenti di denaro contante all’intermediario, per un ammontare considerevole, che non risultavano dimostrati dalla documentazione prodotta in giudizio.

La Corte ha considerato “anomalo” il contegno assunto dall’investitore e ha ritenuto di doverlo valutare quale fatto colposo concorrente con l’illecito dell’agente, in funzione della diminuzione del risarcimento, ai sensi dell’articolo 1227, primo comma, del codice civile. In particolare, attraverso la sentenza in commento la Corte ha espressamente affermato che “elementi presuntivi sintomatici di un contegno significativamente anomalo dell’investitore possono ricavarsi dal numero o dalla ripetizione delle operazioni poste in essere con modalità irregolari, dal valore complessivo delle stesse, dall’esperienza acquisita nell’investimento di prodotti finanziari, dalla conoscenza, da parte dell’investitore, del complesso iter funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e dalle sue complessive condizioni culturali e socio-economiche”.