Il diritto al compenso dell’amministratore di società è un diritto disponibile

L’amministratore di società, con l’accettazione della carica, di regola acquisisce il diritto a essere compensato per l’attività svolta in esecuzione dell’incarico affidatogli. Il diritto al compenso dell’amministratore è un diritto disponibile e può essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso al conseguimento di utili, o da cui risulti la gratuità dell’incarico, posto che il rapporto intercorrente tra la società di capitali ed il suo amministratore è di immedesimazione organica e ad esso non si applicano né l’art. 36 cost., né l’art. 409, co. 1, n. 3, c.p.c.

Ciò significa che per l’amministratore di società di capitali non sussiste un “diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro” e che l’incarico non è inquadrabile all’interno di “rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato”.

Attraverso una recente sentenza il Tribunale di Catanzaro (18 agosto 2023, n. 1301) ha escluso il diritto dell’amministratore alla remunerazione per l’attività svolta, in quanto lo statuto societario subordinava il compenso amministratori ad una delibera dell’assemblea dei soci da assumersi anticipatamente rispetto alla maturazione del diritto al compenso. Nel caso di specie, la delibera di nomina dell’amministratore non prevedeva l’attribuzione di un corrispettivo per la carica, né l’amministratore aveva avanzato qualche richiesta specifica. Il Tribunale ha ribadito l’orientamento consolidato in materia, secondo cui l’incarico conferito agli amministratori di società di capitali, in quanto riconducibile alla figura del mandato, si presume a titolo oneroso, salva la possibilità che l’amministratore rinunci in tutto o in parte al compenso, o che lo statuto preveda la gratuità dell’incarico. Detto principio è temperato dal principio, altrettanto consolidato, che consente all’amministratore al quale non dovesse essere riconosciuto un compenso, la possibilità di non accettare l’incarico o di rassegnare le dimissioni.