False fatturazioni: una interessante pronuncia, anche in tema 231

Tra i numerosi illeciti ricompresi nell’alveo della responsabilità #amministrativa degli #enti, fra i più frequentemente contestati ricorrono quelli in ambito tributario, poiché, di fatto, “trasversali” rispetto a qualunque attività societaria.

Ecco che, in tale contesto, potrebbe risultare di utilità la recente pronuncia della Suprema Corte (n. 48807 dello scorso 7 dicembre 2023), con la quale, all’esito di una falsa dichiarazione presentata da un legale rappresentante di società, avvalendosi di documenti contabili per operazioni inesistenti emessi da un’associazione dallo stesso creata per ottenere vantaggi fiscali, è stato ribadito che “il pagamento del debito tributario del soggetto emittente non fa venir meno l’obbligazione tributaria del soggetto utilizzatore e il conseguente profitto del reato di questo“.

In estrema sintesi, per quanto concerne l’ #illeicto di cui al art. 2 D.Lgs. 74/2000 (annoverato tra i reati presupposto dal #D.lgs.231/2001), con riguardo alla confisca per il reato di “dichiarazione fraudolenta” mediante fatture per operazioni inesistenti, “il pagamento del debito tributario del soggetto emittente non fa venir meno l’obbligazione tributaria del soggetto utilizzatore e il conseguente profitto del reato di questo”.

E, anche se, nel caso di specie, era stato il medesimo soggetto a realizzare entrambi gli illeciti, a nulla rileva l’identità soggettiva dell’autore del reato, poiché “commesso nell’interesse di soggetti giuridici diversi, autonomi centri di imputazione delle condotte e con autonomi obblighi fiscali (la società del ricorrente che ha utilizzato le fatture per operazioni inesistenti che ha ottenuto un profitto pari al risparmio di spesa e l’associazione sportiva che ha emesso le fatture)”.

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