Cassazione e sequestro preventivo 231 annullato

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n.  47640 depositata il 28 novembre 2023, intervenendo in tema di sequestro preventivo di cui alla #D.lgs.231/2001  che abbia ad oggetto cose profitto del reato, ha ribadito la necessità che il provvedimento che impone il vincolo temporaneo sul bene “…si soffermi sulle ragioni per le quali il bene potrebbe, nelle more del giudizio, essere modificato, disperso, deteriorato, utilizzato od alienato”.

Tale è infatti la ratio della misura cautelare che sia volta a preservarne, anticipandone i tempi, gli effetti sul presupposto che, ove si attendesse l’esito del processo, gli stessi potrebbero essere vanificati dal trascorrere del tempo.

Nel caso di specie i sequestri venivano imposti sia nei confronti del legale rappresentante accusato dei reati di Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, sia nei confronti dell’ #ente 231, incolpato per l’illecito amministrativo di cui all’articolo 24 #D.lgs.231/2001.

Nei confronti degli stessi veniva disposto dal GIP un decreto di sequestro preventivo. Sia l’amministratore che la società, avverso il decreto di sequestro preventivo, avevano presentato ricorso al Tribunale del riesame, parzialmente accolto e, successivamente, ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.

Anche i Giudici di legittimità hanno censurato il provvedimento che “ha tenuto conto della documentazione prodotta dalla difesa a riprova della solidità patrimoniale della azienda, ma ha poi compiuto una astratta valutazione, utilizzabile per tutte le attività economiche, per ritenere configurabile un futuro depauperamento del debitore, sottolineando come, in generale, le società commerciali sono soggette ad alterne fortune, determinate da un’innumerevole quantità di fattori, alcuni dei quali non dipendenti dalla buona e prudente gestione (come crisi di mercato e simili) che possono inaspettatamente in tempi rapidissimi determinare mutamenti radicali anche in relazione a situazioni apparentemente molto floride”.

Il provvedimento ablativo, al contrario, avrebbe dovuto “dare conto di sufficienti elementi di plausibile indicazione del periculum, in particolare delle ragioni della impossibilità nel caso concreto di attendere il provvedimento definitorio del giudizio, ragioni che non possono essere individuate in generici principi in tema di esercizio di attività commerciale, come avvenuto nel caso di specie”.

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