Autoriciclaggio: è possibile anche attraverso la sottoscrizione di polizze assicurative

Il reato di autoriciclaggio si configura quando un soggetto che ha commesso un delitto impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, i proventi illeciti, così da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa degli stessi.

L’obiettivo perseguito dalla norma è quello di “congelare” ogni utilità economica proveniente da delitto impedendo che tali profitti vengano reintrodotti nel circuito economico generando ulteriori ed illeciti profitti.

Attraverso la sentenza n. 9923/2024 la Corte di Cassazione, Sez. II Penale, ha statuito che configura il reato di autoriciclaggio l’investimento in una polizza vita del denaro ottenuto da un precedente delitto. Nel caso di specie i giudici hanno affermato che è irrilevante la circostanza relativa alla “tracciabilità” dell’operazione. Il trasferimento di denaro nella polizza assicurativa costituisce condotta idonea ad ostacolare l’individuazione del provento delittuoso. La Corte ha specificato che “in tema di autoriciclaggio, il criterio da seguire ai fini dell’individuazione della condotta dissimulatoria è quello della idoneità ex ante, sulla base degli elementi di fatto sussistenti nel momento della sua realizzazione, ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene”. In questo senso, l’affidamento di denaro ad un gestore per l’acquisto di strumenti finanziari deve certamente ritenersi operazione rilevante ai sensi dell’art. 648-ter.1 c.p. posto che per effetto della condotta dell’imputato il compendio monetario ha assunto diversa destinazione, transitando nella disponibilità esclusiva di un altro soggetto giuridico.